Un grave fatto di cronaca, ormai caduto in prescrizione, avvenne tantissimo tempo fa nel prestigioso circolo tennis di Milano Marittima.
Uno dei protagonisti dell’avvenimento che dopo aver compiuto l’insano gesto, fuggì dal luogo del misfatto e dopo anni di silenzio, si è liberato l’anima confessandomi il fattaccio e facendomi giurare e spergiurare che mai e poi mai avrei fatto nomi e cognomi: Giovanni Giunchi.(ex politico, ex albergatore ed ex cacciatore cervese)


Stiamo parlando dell’inizio degli anni settanta, il turismo stava modificando la città e anche il circolo tennis di Milano Marittima con i suoi campi in terra rossa, gli spogliatoi e la saletta del bar era uno dei tanti punti di riferimento della dinamica città del sale. Dopo il campo numero uno e numero due, il consiglio di allora decise di far realizzare il campo tre e quattro per rispondere alla crescente richieste dei tanti cervesi e turisti che si avvicinavano a questo sport. La maggioranza dei novelli tennisti proveniva dal mondo bancario, della pubblica amministrazione e dal mondo delle professioni. A quei tempi era ancora consentita la caccia in pineta in qualche zona, ed era usanza per i cacciatori avventurarsi, di primo mattino, nei sentieri o nei campi adiacenti la millenaria pineta, bardati di tutto punto e in compagnia dei cani, costeggiando anche il circolo tennis.


Quella famosa mattina, al rientro dalla battuta di caccia, deluso e umiliato per gli scarsi risultati, vicino ad un fosso, con la nebbiolina che iniziava a diradarsi, ecco sentire dei rumori ritmici:” Toc!” Poi dopo alcuni secondi di silenzio:” Pof! Poi ancora: ” Toc!” Secondi di silenzio: “Pof!”. In lontananza tra i rovi e le siepi intravide due figure vestite di bianco che giocavano a tennis.
I due ragionieri, appartenevano alla categoria dei pallettari, quelli che mai e poi mai vorresti come avversari. Questo tipo di giocatore colpisce la pallina che passa la rete molto in alto, per rimbalzare nella meta campo dell’avversario, vicino alla riga, sempre sopra la sua testa, fino allo sfinimento. Improvvisamente come colto da un raptus irrefrenabile il cacciatore imbracciò il fucile, attese l’istante più propizio e fece secca la pallina con due colpi, nel punto di caduta più alto.
” Pim! Pum!”

I due giocatori impauriti si gettarono a terra, rossa, umida e resa appiccicosa dalla rugiada notturna. Dopo un momento interminabile di panico, stesi a terra, scapparono verso gli spogliatoi a gambe levate. Il gestore, che aveva sentito gli spari, corse fuori dal bar, e vedendo i due, correre verso di lui, con il viso e l’immacolato completo imbrattati di rosso, si impressionò alla vista del sangue, che però era terra rossa e svenne.


Il cacciatore soddisfatto per il bellissimo gesto sportivo, si ritirò, insaccò il fucile e tornò a casa con il suo fedele segugio, tagliando largo per i campi e poi in mezzo alla pineta. Alla sera nei bar di Piazza Garibaldi non si parlava d’altro, che al tennis c’erano state delle fucilate per una resa di conti per dei debiti di gioco. A Cesenatico raccontavano che per una pallina contestata due tennisti di Cervia si erano sparati. Il cacciatore capì che non era aria e che era stato graziato dalla copertura dei rovi, dei cespugli e delle alte siepi e mantenne con sè il segreto del suo magnifico colpo per tutto questo tempo. Zero -Quindici.

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