Se i miei amici non mi hanno raccontato delle bugie, l’antefatto è questo: Stiamo parlando di tempi in cui i ragazzi si rivolgevano alle ragazze dandogli del lei e chiamandole signorine. Il rientro a casa era previsto per le ventitré al massimo e alle ventiquattro, uno diventava già un delinquente.

L’attività di pubbliche relazioni con il gentil sesso tra i ragazzi, soprattutto durante il periodo estivo, era quella che occupava la maggior parte dei loro pensieri. In bicicletta, a piedi, in motorino…tutte le possibilità di avvicinamento era buone per cercare di fare nuove conoscenze con le ragazze che trascorrevano le vacanze nella città del sale. A parte il mezzo, era fondamentale il modo, vale a dire la scusa, con la quale attaccare bottone.

Era l’arte dell’imbrocco. Una sorta di pesca, a cui il nome si ispira e consisteva in tutte quelle tecniche di gentilezza, educazione, simpatia, mai maleducazione, utilizzate per costruire delle occasioni di contatto per riuscire ad avvicinare, fare amicizia o strappare un appuntamento ad una ragazza.

Da soli, in due, in gruppo. Ognuno con il suo bagaglio di battute, domande o tattiche, magari tramandate dai fratelli maggiori cosi si creavano monologhi, recite, esibizioni e numeri degni di uno spettacolo circense.

In quegli anni, nel viale principale della ridente località balneare, fu costruita una delle prime piscine private nel giardino di un hotel.

”Perché non organizziamo una festa in piscina?” propose uno del gruppo degli amici. “Cioè, non una vera e propria festa. Diciamo che un gruppo di giovani del posto organizza una festa nella piscina dell’hotel. Parte l’invito alle ragazze per la festa in piscina che possono portare chi vogliono, si entra in costume da bagno e cuffia.”

Signori, il gioco è fatto. Imbrocco in grande stile. Durante i giorni precedenti partì la campagna ad inviti che grazie ad un passaparola naturale giunse anche nella vicina Cesenatico. La sera fatidica alle ventietrenta, le reti erano stracolme di invitati, davanti all’entrata laterale dell’albergo dove si accedeva nella zona dedicata alla piscina. Il numero dei partecipanti, in grande prevalenza femminile, era importante, unico dato che ci è stato rivelato, è che il grande magazzino, nelle vicinanze, aveva esaurito le scorte delle cuffiette, tanta era stata la richiesta subita nella mezzora precedente.

Alcuni dei più spavaldi, sembra di Milano, entrarono e si tuffarono in acqua, dando ufficialmente il via ai giochi. Tutti iniziarono ad entrare nel giardino. Improvvisamente irruppe sulla scena del misfatto, il gestore nonché responsabile della piscina, un famoso e mitico maestro di nuoto. Capello biondo lungo, fisico possente, camicia bianca aperta sul petto che urlava: “Chi vi ha dato l’ordine?” Il gruppo era diviso in due. Quei pochi già a mollo e gli altri che iniziavano a rumoreggiare. “Chi siete? “, urlò il gestore. Dallo specchio d’acqua un ragazzo rispose: ”C’è una festa, ci hanno invitato.” “Si! Siiii!” dissero gli altri: “Una festa in piscina”. Il Responsabile, violaceo, gridò a pieni polmoni: “Fuori! Fuori! Tutti fuori!” Spaventati tutti uscirono dall’acqua. Il tipo urlava” Via! Via! Andate via!”

Il gruppone iniziò a mugugnare e a lamentarsi. Anche alcune mamme che avevano accompagnato le figlie presenti protestarono perché secondo loro, le loro figlie avevano diritto alla festa. Uno dei due amici, ci narra, che dopo un’azione diversiva, facendo finta di andare a parlamentare con il proprietario dell’hotel, disse a tutti che sembrava che gli organizzatori, poco seri, non avessero pagato per l’uso della piscina e di fronte a questa giustificazione immaginaria il gruppo si ricompose, maledicendo gli ignari e inesistenti organizzatori, per poi iniziare a disperdersi in piccoli gruppi.

I due confidenti narrano, che alcuni di questi ragazzi più intraprendenti, tra cui anche loro due, avevano fatto amicizia con alcune delle ragazze e dalla festa mancata, si incamminarono verso la spiaggia. Raggiunsero, dietro un noto dancing sul mare, un piccolo spiazzo in cemento, una vecchia terrazza sulla spiaggia, ideale per ballare. Dall’interno del locale all’aperto arrivava la musica suonata dell’orchestra che faceva da colonna sonora. Le onde fosforescenti del mare in amore, sullo sfondo, infrangendosi sul bagnasciuga, completavano il lavoro, miscelandosi perfettamente con il ritmo slow dei balli lenti. Cheeck to cheeck. Estate 1975. Estate 1976 dice uno dei due. L’altro, che c’era, dice due o tre anni prima. Un altro ancora, ascoltando il racconto in un dormiveglia post digestivo, dice che era ancora prima, nel 1963. Un altro che non c’era, è sicurissimo che l’estate era quella dei Mondiali.

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