Quando ancora non esistevano manuali di qualità, disciplinari da rispettare per garantire la tipicità e la provenienza dei prodotti tipici o per conservare e rilanciare l’identità e le tradizioni della Romagna, un gruppo di cervesi si inventò la  “Casa delle Aie”, trasformando una antica casa dei pignaroli in un ristorante tipico e originale.

E’ sempre emozionante, per me, andare alla Casa delle Aie, perché la prima volta che mi portarono in quel mitico locale, erano i primissimi anni settanta, l’accoglienza fu piuttosto particolare. La wild card ci fu offerta da Bruno “Cecconi” Rossi, storico consigliere dell’associazione che aveva creato quell’originale modo di fare ristorazione, era un famoso pittore romagnolo, così lo descrivevano gli amici, faceva in realtà l’imbianchino con orgoglio e grande professionalità.  Una marlboro sempre accesa con lo zippo d’ordinanza, occhiale rayban,  Bruno fu il garante della sicurezza verso i nostri genitori, cosi quella sera, ci caricò nella sua cinquecento.

Arrivare in macchina, attraversando il buio della pineta, nella grande aia con la casa illuminata, piena di gente che mangiava, beveva e cantava fu per noi ragazzi una sorpresa. Al tavolo dei soci, fummo presentati al gestore di quel tempo: “Quest l’è e fiol ad…,  lo l’è e fiol ad…”(Questo è il figlio di…, lui è il figlio di…) “Alora burdel savliv da be’?” ci chiese  il mitico locandiere, confidenzialmente, accertate le nostre origini locali. Noi rispondemmo in coro: (io e il mio amico Fausto) “CocaCola!”. Il gestore, piccolo con i baffi, con lo sguardo spiritato, indicandoci a tutti i presenti , iniziò a gridare: “Ie’arrivè iamerichen!!! ie’ arrivè iamerichen!!!”

(Sono arrivati gli americani . Sono arrivati gli americani.) In quel tempo la guerra fredda influenzava ancora in maniera determinante la vita politica, anche locale. Il gestore si calmo’ attraverso la mediazione del nostro autorevole accompagnatore. “Mo dai, ie ad Zirvia! ie di brev burdel . L’è la prema volta chi scapa.” (Ma dai, sono di Cervia. Sono dei bravi ragazzi. Escono per la prima volta) Rispose l’oste impietosito: “Alora! Que us bev: de ven, dla bera, un gne gneca l’acqua, a e masum, una gazosa!” (Allora! Qui si beve: del vino, della birra, non c’è neanche l’acqua, al massimo una gassosa.” “Anderstend?” (Aviv Capì?)

Evviva la Romagna, evviva il Sangiovese.

Finale con foto della Tradizionale Cena sociale alla Casa della Aie. Clima conviviale. Menu proposto: pasta e fagioli, cappelletti, tagliolini, coniglio con patate e erbette, zuppa inglese, piadina, sangiovese, acqua naturale e frizzante, caffe. Si paga la tessera annuale e si ha diritto alla cena. Siamo stati bene. (nella foto sono con Gigi, uno dei Pitoni di Romagna.

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