Sono tantissimi i giochi d’azzardo secondo la tabella dei giochi proibiti e molti di questi hanno varianti locali.
Pozzo è uno di questi giochi. Un mazzo di carte Romagnole. Si gioca in gruppo. C’è un mazziere. Tutti i partecipanti sono obbligati ad ogni mano a puntare quella che è l’unita di misura minima di gioco concordata da tutti i partecipanti all’inizio: una volta erano 50 lire o100 lire che sembrano cifre da poco, ma non è così.
Il Mazziere dopo aver mischiato le carte, ne prende tre da sopra il mazzo e le gira sotto il mazzo, che viene posizionato sul tavolo. Quello è il pozzo. Il giocatore di mano può effettuare la puntata minima concordata e al massimo può chiamare banco cioè l’ammontare massimo che è stato puntato fino a quel momento. Alla mano, il mazziere dopo avere accettato la puntata da parte del giocatore, scopre la carta. Regole facilissime: dall’Asso al cinque si perde, dal sei al Re si vince. l’Asso paga doppio, il Re Vince doppio. Si va via veloce. Ecco voi capite, che anche partendo da puntate minime è molto facile che il banco si faccia ricco e appetitoso se incontra una serie di carte perdenti, magari un tre, un cinque, un due, un asso e perché no, ancora un asso. Iniziò per caso. “Conoscete questo gioco? Pozzo”. Disse un tale ad gruppo di amici. Proviamo? Provarono.
Le prime mani furono divertenti, poi iniziarono i banchi, e c’era anche chi non poteva accettare di perdere e iniziarono i prestiti e poi finì con gli assegni sul tavolo. Iniziarono in un circolo e poi furono accolti in improvvisata sala da gioco che non era altro che il tinello dell’appartamento, affittato ai turisti durante l’estate, al piano terra di una villa con giardino dove abitava uno del gruppo , la cui madre ignara, viveva nell’appartamento al piano di sopra e nulla faceva presagire il numero di avventori al tavolo da gioco improvvisato, che aumentava ogni sera.
In quell’inverno, nella via dedicata ad un pittore, per alcune serate il traffico di auto fu notevole grazie ad un passaparola cittadino e tanti si presentarono all’appartamento.
Dopo qualche giorno gli abitanti della via, cominciarono ad insospettirsi e a colpevolizzarsi a vicenda per il traffico notturno non riuscendo a capire dove si consumavano quei festini molto partecipati. Anche la madre dell’anfitrione fu avvicinata al supermercato:” Di, mo cos’è cosa è tutto quel viovai (viavai alla romagnola) alla notte. Hai sentito?” le chiese una vicina.
Successivamente il cortese membro del gruppo che aveva messo a disposizione lo spazio, subì un interrogatorio incalzante dalla madre: alla domanda che cosa erano quei versi che si sentivano durante la notte, lui rispose che spesso c’erano partite di calcio o di basket trasmesse a tarda notte e che alcuni amici venivano a vederle e per i gol o le azioni spettacolari non riuscivano a trattenere l’entusiasmo.
Tre perde. Cavallo Vince. Una notte, davanti ad un piatto ricchissimo, un certo P.R. già affermato professionista cittadino, testardamente, per rifarsi delle perdite, picchiò il pugno sul tavolo urlando: “Bancoooo!” Tutti in religioso silenzio ad attendere l’esito della giocata, quando si sentì una voce da dietro. “Te lo do io il Banco! “Era la madre del nostro ospite, inferocita, che urlava : “Vergognatevi.” e “ Siete tutti dei delinquenti”. Il solito burlone, gridò: “i Carabinieri! Tutti pari. tutti pari.” , infilando di scatto la porta e come un sol uomo tutti lo seguirono di corsa, verso le macchine, lasciando vigliaccamente il loro amico, solo, nelle mani di sua madre. Banco

