La bumba gli era piaciuta fin da piccolo. Forse perché era sempre solo? Forse perché non sapeva cosa fare? Forse perché la televisione non era sempre accesa, fatto sta che Lorenzino si faceva la bumba.
Si comincia così. Da piccoli. Si prova una volta. Ti piace. Provi ancora, magari ti gira un po’ la testa. Mica male. Poi pensi di potere smettere e invece no. Sempre peggio. Forte la bumba. “Dai Lorenzino vieni a mangiare! E’ pronto!” Gridava la nonna. “Ma no, proprio adesso” pensava il bambino dentro di sè e già non vedeva l’ora di ricominciare. Un tossico.
Lorenzino sempre rinchiuso nella sua stanza. “Che fai chiuso lì dentro!!!!” “Esci!!!” urlava la mamma. Era completamente fuori di testa. Con l’età ci si raffina e finisce il dilettantismo. Una maggiore disponibilità finanziaria, scorte per i momenti difficili e selezione dei pusher. Questa la ricetta. Lorenzino era molto affezionato agli spacciatori.
Questi, i veri professionisti, gli avevano fatto conoscere misture strane, procurandogli mondi artificiali, storie straordinarie con personaggi incredibili. Si faceva consigliare da loro. Spesso era una questione di sostanza. Quando era solo, triste o sconsolato, ecco: la dose giusta e via per il viaggio. Gli erano capitate delle cose stupefacenti, che sembravano vere. Le aveva proprio provate, sentite, vissute. Il dolore. La rabbia. La sorpresa. L’eccitazione. Gli odori e i sapori. La paura e la felicità. Un benessere fisico, una sicurezza e un appagamento e poi quanti amici aveva conosciuto Lorenzino. Aveva trovato un tesoro. Era andato sulla luna. Aveva solcato i mari su navi pirata ed era andato a caccia di bisonti.
Tutta roba trovata in casa. Durante le scuole medie, trovò roba più pesante con le visioni di un Alce nero e del suo cuore seppellito a Wounded Knee. Storie molto pese, fornite direttamente da una sua insegnante: uno scandalo nel Buio oltre la siepe. Lorenzino entrò nel vortice. I genitori del ragazzo non sapevano più che fare. Ad un certo punto scoprì gli inglesi, gli americani e i russi e la nonna ignara, con generose sovvenzioni, alimentò il vizio. Fu Festa mobile con il grande Gatsby, l’aspidistria divenne la sua pianta preferita e con la sigaretta, sua fedele compagna fu sempre un delitto e un castigo e Giovannino divenne suo amico.
Passarono le estati, finirono le sigarette, ma la lettura rimase. I libri hanno rappresentato le traversine colorate della strada ferrata della vita di Lorenzino, con le storie fantastiche, vissute al posto dei personaggi che solo il fortunato lettore può vivere. Lorenzino ha provato di tutto. Si è anche fatto schifo. Una specie di isolamento totale, fuori, in un altro mondo. Una cosa più forte di lui, solo la stanchezza a volte aveva la meglio. Si è fatto di tutto: narrativa, saggistica, gialli, biografie. Doveva fare più selezione. Mica facile. Negli anni i suoi fornitori di fiducia sono cambiati. Ci sono stati gli anni di Bettini a Cesena e le overdose da Feltrinelli a Bologna.
Indimenticabili fornitori sono stati: la signora Bianca, bibliotecaria della città del sale e il signor Moreno, bibliotecario della Panizzi in Reggio nell’ Emilia, che fu proprio lui a fornire a Lorenzino “Il cacciatore di aquiloni” quando era ancora una rara merce di contrabbando. In casa di Lorenzino, i magazzini sono pieni di scorte librarie. Dentro il congelatore è stata ritrovata una copia in formato economico a 5.95 euro di “Io uccido” di Faletti e Barbara, la fidanzata di Lorenzino, ha detto: “Che non si compra più niente e che ormai non c’è più spazio in casa e che è ora di finirla con tutti sti libri.” “Giuro. Lo giuro sul Codice da Vinci” sostiene Lorenzino, basta con i libri. L’ultimo acquisto, in libreria, pochi giorni fa: Ninfee nere di Bussi, che non gli dovevano scassare i cabasisi. A lui.


Mi raccontano che La “signora” Bianca della città del sale, mai pentita, continui , di nascosto, a procurare “bumba” a destra e a manca.