Lorenzino durante l’estate abitava con la nonna in una piccola casa e quando
vedeva la macchina nera parcheggiata nel giardino, della casa bianca con le
persiane verdi separato da una rete arrugginita e da due ippocastani, entrava
in apprensione: il signore con i baffi era arrivato in vacanza.


Per il bambino il tempo dei giochi era finito. Il baffone era arrivato. La nonna
avrebbe iniziato la recita di un rosario di raccomandazioni: “Lorenzino, fa il
bravo!”. “Non fare rumore. “. “Non correre.” Non giocare con il pallone.”
A cinque anni gli rimanevano ben pochi divertimenti: i giornalini, qualche
librino e interminabili pomeriggi in quel giardino immenso protetto dai pini.
La nonna gli aveva detto che il proprietario di quei baffi neri era un famoso
scrittore e che non bisognava disturbarlo, perché doveva scrivere.
Tutte le estati era sempre la stessa storia, arrivava il signore con quella
esibizione tricologica sotto il naso e per Lorenzino iniziava un periodo di
agitazione.


Dalla finestra sul giardino, della villetta di fianco, gli occhi spiritati del vicino
baffuto ogni tanto seguivano il bambino e come un cecchino dalla sua
postazione quando intercettava lo sguardo di Lorenzino, il bambino allo
scoperto iniziava a correre, nascondendosi dietro i tre scalini della porta
d’ingresso della casa dove abitava con la nonna.


La moglie di quel signore che deteneva la totalità del pacchetto azionario della
società che produceva i peli sotto al suo naso, quasi tutti i pomeriggi andava a
prendere il caffè preparato con la moka dalla nonna di Lorenzino.
La donna era molto gentile e assomigliava alla signora Maigret, la moglie del
commissario che anche lui era dotato di mustache, ma al piccolo stava
simpatico.
La signora era molto preoccupata per il marito, diceva che non lo facevano
scrivere.
Lorenzino non capiva. Lui doveva stare buono perché il signore con i cespugli
di peli sotto il naso doveva scrivere e lui non scriveva.
Chiese al babbo se davvero fosse uno scrittore famoso. Il babbo confermò e
una sera, davanti al cinema nel viale principale del paese gli fece vedere un
grande cartellone a colori del film con i personaggi del particolare vicino di casa
“Allora è vero.” Pensò dentro di sé Lorenzino, ma il timore rimase.


La mattina, il signore con i baffi con una camicia a quadri, inforcava una
bicicletta, nera con due grandi borse laterali, per andare all’ufficio postale, cosi
gli avevano detto. Lorenzino era felice perché in quelle ore, prima del rientro
dello straniero, poteva scatenarsi: urli, corse, salti in libertà.
Poi un giorno la nonna e la moglie del signore con le enormi vibrisse nere gli
tesero la trappola.

Con arti subdole e astute lusinghe fecero in modo di farlo trovare faccia a
faccia con i baffi del signore. Il pover’uomo, in crisi per il terrore che provocava
al ragazzino, usò la tecnica più antica del mondo: la corruzione.
La cattura iniziò con la nonna che “imprigionò” Lorenzino e lo consegnò alla
moglie del signore che coltivava i folti peli sotto il naso, che a sorpresa, gli
disse che il marito voleva fargli un bel regalo e che, se andava con lui nel
negozio di giocattoli vicino a casa, avrebbe potuto scegliere il regalo che
desiderava.


L’esca era seducente e Lorenzino rimase impigliato.
La sua manina fu ingabbiata da una mano grande e calda e mentre camminava
come un piccolo automa, rigido come un tronco, sentiva una voce che gli
diceva:” Dai andiamo. Puoi scegliere quello che vuoi. Sai, io ho dei nipoti che
hanno la tua età. Non avere paura. Siamo amici.”
Probabilmente avrà anche detto altro, ma Lorenzino, ipnotizzato da quel
Lucignolo con i baffoni, non sentiva nient’altro, aveva il cervello diviso tra il
desiderio di entrare nel grande magazzino pieno di giochi e il panico che
quell’insolito vicino di casa gli trasmetteva.
Quella era la sua occasione. Probabilmente lo strano figuro accompagnò solo il
corpo di Lorenzino nel negozio. La fifa fece il resto.


Dentro il negozio pieno di giocattoli di tutte le forme e colori, al momento
fatidico, il signore con baffi nel pieno della sua prodigalità, dichiarò: “Scegli
quello che vuoi.”
Lorenzino, con gli occhi puntati in basso, indicò una macchinina anonima, di
latta grigia.
“Scegli quello che vuoi, anche un gioco più grande.”, ripeté la voce con i baffi.
Il ditino continuava ad indicare la macchina grigia per finire quel supplizio, per
terminare quell’agonia, per ritornare il più presto possibile dalla nonna.
“Oh, va bene, va bene…ci dia quella”, disse il signore con i barbigi alla
commessa.” Gli piacciono le macchine. Sono contento. Sai Lorenzino, anche a
me piacciono molto le macchine.”, disse lo sconfitto protagonista baffuto di
quell’estremo tentativo per entrare in comunicazione con il bambino.
Il ritorno a casa fu simile all’andata e il breve tragitto fu percorso in un silenzio
irreale e con un disagio da ascensore tra i due. Finalmente la strana coppia
giunse a casa.


“Ringrazia, ringrazia!”, diceva la nonna, ma Lorenzino si era già dato alla fuga
lasciando la macchina nelle mani della nonna sconfortata.
Poi, il signore con i baffi non venne più in vacanza, tornarono la moglie con i
figli che erano grandi e i nipoti che erano tanti e spesso al pomeriggio la
signora stava con la nonna di Lorenzino. Ora condividevano anche la
vedovanza e i discorsi andavano alla guerra, della prigionia dei mariti nei lager
tedeschi ma anche ai nipoti e di cosa fare da mangiare e poi la signora
raccontava alla nonna che il marito era molto famoso all’estero e che in Italia
dicevano delle cose su di lui che non erano vere.
Lorenzino ascoltava in silenzio pensando dentro di sé che quando avrebbe fatto
le scuole medie di questo scrittore ne avrebbe sentito parlare, visto che era
così famoso. Gli anni passarono e, nell’antologia di letteratura italiana del

signore con i baffi neanche l’ombra. Passarono le scuole medie e iniziarono le
scuole superiori e anche la passione per i libri. Un giorno così per caso, prese
in mano un libro scritto dal signore con i baffi che il suo babbo aveva ricevuto
in dono dallo scrittore in persona. Nella prima pagina c’era un buffo disegnino
con i baffoni che gli avevano fatto paura. Iniziò a leggere il libro.
Lorenzino aveva vissuto mille avventure con i libri e vissuto storie incredibili
ma quel libro lo faceva entrare in un mondo piccolo.
Un mondo che conosceva bene, un mondo che tutti facevano fatica a vedere.
Un mondo sotto gli occhi di tutti, bastava raccontarlo.
Il signore con i baffi… chi l’avrebbe immaginato.
Storie quotidiane, parole semplici nascoste tra la nebbia.
Le storie del fiume, le lotte tra i sostenitori delle stufe e quelli dei termosifoni,
gli scherzi da prete e il crocefisso.
Letture belle e istruttive.


Lorenzino ora è un uomo. Il pensiero va al grande giardino e a quelli che non ci
sono più. Quando passa vicino alla casina bianca con le persiane verdi, di
fianco alla vecchia casina della nonna, comprende che il giardino non era così
grande e immagina che gli spilli di carbone acceso che intercettava
visivamente, in realtà brillassero per un sorriso nascosto dai baffoni e il titolare
di questi non faceva cosi paura e i libri che ha scritto sono stati una grande
sorpresa.
Proprio un bel regalo.
Una macchina di latta color argento.
Grazie signore con i baffi.

* Il racconto e’ un ricordo dedicato a Giovannino Guareschi pubblicato su “Il Fogliaccio notiziario quadrimestrale periodico dal Club dei Ventitré” Un ringraziamento speciale a tutta la famiglia Guareschi.

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