Questa volta non vi racconto del menu della nostra merenda, vado subito alle dolcezze finali messe a disposizione dalla antica Fabbrica di cioccolato Dolciaria Rocca di Rocca San Casciano in terra di Romagna, rilevata da poco da alcuni giovani imprenditori romagnoli con grande coraggio. Mi sono permesso di portare al nostro anfitrione, avendomi assegnato come compito quello di pensare al dolce e alle sorprese finali, i Cioccolubini, delle originali ed esclusive praline artigianali di cioccolato fondente ripiene alla nocciola, al pistacchio, al gianduia, al caffe, quest’ultima realizzata come una vera e propria moderna capsula. Poi c’erano anche quelle rosse con il ripieno di cioccolato piccantino al peperoncino e cannella. Dopo gli antipasti, i rinforzi, i primi e i secondi, essendo il mio turno nell’assegnazione del servizio dolce e gran finali, ho impiattato (vedi foto) e vi confesso che durante la preparazione ho peccato. Ecco, io non pensavo, ma dopo avere assaggiato il cioccolubino al gianduia, la sensazione che ho provato non è stato proprio come un bacio, di quelli che ti lasciano senza fiato e sei subito alla ricerca di un altro, ma una roba simile. Quando sono arrivati in tavola i piattini, ho presentato la composizione descrivendo le caratteristiche dei cioccolubini e i diversi ripieni preparati dal Maitre chocolatier Alessandro, e tutti i miei amici, selezionati per quel ritrovo ad invito “facevano i patacca” con dei gridolini: “i cioccolatini”, “le praline” e prendendomi in giro durante il primo giro di assaggi, prelevando delicatamente il cioccolubino con il pollice e l’indice dal piatto, tenendo il mignolo alzato ed esprimendosi in francese alla Cluseau: “Ullalà un sciocoladinò”. “Dùe sciocoladinì”. Poi, causa il grande apprezzamento e la botta di endorfina provocata dagli assaggi, hanno iniziato a litigarseli. Ci sono state finte, prove di distrazione per beccare la pralina dal piatto del commensale vicino e scene che mai e poi mai ci saremmo aspettati da persone anche di un elevata posizione sociale come alcuni degli invitati. Per sedare un alterco tra due amici, con uno che sosteneva: “che due di nocciola li aveva mangiati ma ne aveva diritto a tre e quelli al caffè, che ti ho visto e non dire di no, li hai mangiati te e io non li ho neanche assaggiati”, abbiamo cosi improvvisato, con alcuni cioccolubini di riserva un’asta benefica per non rovinare delle amicizie di vecchia data. Un Rhum, invecchiato dodici anni, “Quindici Uomini” produzione limitata Long John Silver, Treasury Island, Jamaica offerto da Massimo Petrucci ha potenziato l’effetto sciokolade. Cioccolubini, io già, non posso stare senza di voi.

