Oiseaux à l’envol.
La telefonata era quasi sempre a sorpresa e improvvisa.
“Lunedì, mi hanno portato delle anguille, stasera tutti da me!”
“Ho raccolto gli stridoli in pineta, giovedì a pranzo, tagliolini fatti in casa , dai dai …”
Il giro degli invitati era molto ristretto ed esclusivo.
La qualità dei cibi ottima e proveniva quasi sempre da produttori locali o da baratti con prodotti alimentari di altissima selezione.
Dopo il segnale convenuto si partiva verso la sede dell’associazione, onorando il compito che ad ognuno dei componenti era stato assegnato per celebrare questi incontri gastronomici. Provvedere al vino, al pane o alla piadina, ai dolci , ai liquori o agli infusi digestivi oppure stupire gli invitati con un piatto o una delicatezza a sorpresa.
Arrivò la telefonata “ Dopodomani sera da me…. uccellini scappati con la polenta!”
Quel martedì sera non andai alla cena, non ricordo la ragione, forse un’influenzina di stagione o una leggera indisposizione.
Nel grande freezer in cantina in casa di M.C, cerimoniere ufficiale della associazione, era rimasta una busta con una partita di uccellini, un cadeau di tanto tempo prima del compianto zio geometra del nostro gran cerimoniere.
Non essendoci state le condizioni per consumare subito i delicati uccellini erano stati immagazzinati nel congelatore per una festa successiva.
Polenta e Osei, che non è proprio una specialità della nostra tradizione gastronomica, ma era pur sempre un bel modo per chiudere in gloria quella partita, con del sano sangiovese superiore riserva “ Caveja Fena” Cantina Eredi dello Zio Parroco di Montaletto/VillaInferno e non pur avendo partecipato, posso immaginare che la serata filasse via come al solito.
Qualche antipastino, i brindisi iniziali, un primo piatto leggero come un risottino, poi la polentina gialla stesa sul grande tagliere con gli uccellini con il sughetto sopra e via andare…vino, dolci, caffe, ammazzacaffé. Risate, qualche bugia, due o tre cavolate e qualche presa in giro, una bella cantata e via tutti a letto.
Il primo segnale che qualcosa era andato storto arrivò verso le dieci e trenta del mattino dopo, a Ravenna, dove il titolare di un noto negozio di dichi, svenne dai dolori al basso ventre.
Il nostro gran cerimoniere verso le dieci e quaranta fece appena in tempo a raggiungere il bagno dopo un leggero mancamento. E li rimase, per molto tempo.
Lo zio del nostro squisito anfitrione, partito all’ alba per un lavoro in un cantiere a Bolzano, con inenarrabili sforzi raggiunse il locale ospedale e li fu ricoverato.
Nei locali della filiale di Cervia della allora Banca Popolare verso le undici il nostro Gigiao Meravigliao abbandonò lo sportello e fuggi nel bagno dedicato al personale, dove si udirono sospiri e versi di liberazione inquietanti, aleggiare negli ampi locali della filiale di Piazza Garibaldi.
Stessa sorte ma riverso per terra fu trovato Baldovino, il neo direttore della filiale di Pinarella dello stesso istituto bancario anche lui invitato al desco.
Gli assenti alla cena, dopo lo scampato pericolo, ascoltavano alcuni resoconti nel mitico Bar della Scienza o nelle chiacchere che camminavano per la cittadina”: Ma lo sapete, che ieri, il ragioniere della cassa faceva dei gran versi che in banca quelli c’cerano avevano paura.” Disse una signora mentre beveva il caffe con un’amica. “Bhe, e il direttore della Popolare di Pinarella che lo hanno trovato svenuto…dicono che beva.” Continuò un signore con gli occhiali, anche lui al bancone del bar. “Il nipote di una signora che conosco, era a Bolzano dove va a dirigere un cantiere, è stato male e l’hanno ricoverato all’ospedale.” “Avrà mangiato quella roba da tedeschi!” disse un altro avventore.
Tutto fini bene, anzi benissimo, con i festeggiamenti delle guarigioni e con l’organizzazione di un gran pranzo dedicato alla tradizione romagnola e un solenne giuramento: che mai e poi mai si sarebbero mangiate tali robe.
Poi a forza di raccontarla questa storia, come capita spesso, anche amplificata dagli effetti dell’alcol, gli uccellini sono diventati scappati e pare provenissero dalla Cina. Nella nostra cara lingua romagnola, la leggenda narra che la storia finisca cosi: ”I sa de’ da megnè di pipistrelli, as avem avù da murì” (Ci hanno dato da mangiare dei pipistrelli, ci mancava poco che morissimo).
Alla salute.

