Il tennis mi ha accompagnato durante tutta la mia adolescenza.

Uno dei miei maestri storici, Paolo Cortesi, durante i periodi di allenamento invernale, premiava l’impegno e la dedizione regalandoci a volte dei polsini appartenuti a campioni della racchetta che recuperava quando andava agli Internazionali di Roma.

Io ci ho sempre creduto al potere di quei polsini, ho sempre pensato che indossando il polsino avrei giocato meglio grazie all’energia positiva che sprigionava.

Magari poteva essere un trucco motivazionale del nostro maestro, ma ancora oggi sono convinto che rappresentavano un piccolo superpotere da utilizzare.

Io ne avevo conquistati due di quei polsini: uno di Mitton e uno di Tony Roche o almeno il mio maestro mi aveva detto cosi.

Quello di Tony Roche era bianco con disegno a greca verde in due righe parallele, fichissimo, che io per paura di rovinarlo lo usavo pochissimo, solo durante le partite di torneo. Ho provato a cercarlo ma non l’ho più trovato, peccato.

Quest’estate mi sono riscritto all’Università del Tennis, con il tutoraggio dei maestri Coffari Giancarlo e Guidazzi Gianfranco. Sto frequentando con grande fatica e impegno e ad oggi sono riuscito a superare con un bel ventisette: Elementi e tecnica per la raccolta delle palline. Mi sto impegnando in questi giorni, applicandomi nel corso :Istituzioni delle impugnature, mentre ripasso , è la terza volta che mi mandano via all’esame: Terra rossa comparata e altre superfici di gioco.

Mi mancano i miei polsini in attesa del torneo Bianco&Legno 2025. 😉

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