Oh piadina, oh piadina romagnola che ci accompagni sempre durante le nostre cene.

Anche questa volta, dopo i cappelletti e le tagliatelle, gustandoti con un bel coniglio arrosto con le patatine al forno e una braciolina di castrato, ci hai fatto compagnia negli intermezzi bevendo il vino rosso.

Questa volta il carburante alla discussione, un Sangiovesino buono buono che ha portato uno dei nostri cantinieri, direttamente dalla cantina della tenuta della moglie di un nostro vecchio amico che con il matrimonio è emigrato nelle colline cesenati.

Diversi intervenuti alla cena, stavano disquisendo, con citazioni di alta ingegneria di soluzioni architettoniche e di gestione del traffico sui progetti degli stadi di Bologna e Milano, con interventi e con una preparazione degna di una discussione finale ad un master di architettura.

Preso dalla nostalgia, e per uscire dai tecnicismi, un sodale ha iniziato a raccontare con emozione della prima volta in cui aveva messo piede a San Siro, il tempio del calcio italiano e prendendola un po’ alla lunga, ha iniziato a raccontare che quella era stata l’estate più lunga della sua vita, che era iniziata, la sera stessa dopo l’orale della maturità con la partecipazione al concerto Banana Republic di Dalla e de Gregori a Cesena per poi continuare e non c’era niente da capire al mare tutto il mese d’agosto e con un settembre lunghissimo verso Parigi e con un rientro ritardato in ottobre, ospite a Milano a casa di un amico di lunga data.

Proseguì il racconto dicendo che In questa lunga estate era accompagnato da un suo amico fraterno con cui aveva condiviso tutto il percorso scolastico e non solo, assente da tempo della città del sale, perché sposatosi all’estero. “Dai ve lo ricordate no…”

Tra vari insulti dei commensali per cercare di fagli concludere l’intervento, precisò, che per questo viaggio avevano portato con loro, una serie capi di abbigliamento per qualsiasi situazione sociale e atmosferica, tra cui l’impermeabile, più adatto ad un clima continentale e molto elegante anche se, essendo negli anni di piombo, non era proprio il capo di tendenza in quel periodo.

L’arrivo a Milano dopo l’esperienza parigina, nei primi giorni di ottobre, consegnò questi due amici ad un gruppo molto eterogeneo di personaggi, con inviti a feste e aperitivi, e ci racconta che una domenica pomeriggio, i due romagnoli in vacanza, tifosi nerazzurri, vennero invitati a vedere la partita dell’Internazionale FC a San Siro in curva dove abitualmente andava questo loro amico frequentando un club di tifosi ancora oggi molto attivo e presente sugli spalti.

Questi due deficienti, vista una leggera nebbiolina, pensarono di recarsi allo stadio con il loro trench in gabardine Burberry.

La partita era Inter vs Napoli, lo stadio era gremito in ogni ordine di posto, non c’era ancora il terzo anello, appena fecero ingresso nella curva riservata ai tradizionali club interisti, si levò un grido: “La Madama! La Madama!”

 I nostri amici erano stati scambiati per due della questura, quello infatti era il nome in gergo con cui veniva chiamata la polizia, disse continuando il racconto.

Subito l’accompagnatore si fece largo tra i tifosi e raggiunto il centro dove c’erano i capi del tifo spiegò loro che quei due con l’impermeabile chiaro, erano due tifosi dell’Inter e che venivano da Milano Marittima, dopo qualche attimo parti un passaparola e si levò un applauso di saluto per gli amici di Romagna da parte dell’intera curva.

“Ho ancora i brividi quando penso a San Siro” dice il nostro amico finendo la storia e gli altri commensali che impazienti e famelici aspettavano i secondi gli hanno detto con dei brutti nomi che era meglio che andasse a recuperare un po’ di piadina calda che quella in tavola era sparita.

1 commento su “Una lunga estate”

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